Impressioni di viaggio-Sofia/3

La concentrazione di chiese di varie confessioni religiose nel centro di Sofia è quasi da record, ma se volete vedere una chiesa davvero particolare, allontanandovi un po’ dalla città, non potete perdervi la chiesetta di Bojana.

A qualche chilometro dal centro cittadino, si può raggiungere con gli autobus 64 o 107 o, con circa 5 euro a testa, col taxi (fate sempre attenzione al tassista e al fatto che attivi il tassametro!).

Immersa nel verde alle pendici del monte Vitosha, la chiesa di Bojana è stata dichiarata patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Abbastanza semplice e poco imponente dall’esterno, al suo interno racchiude un tesoro costituito da affreschi straordinari, dei capolavori da ammirare con il dovuto rispetto. La visita all’interno della chiesa, in inglese, è compresa nei 10 Leva del biglietto d’ingresso e gli ingressi sono a gruppetti di 8-10 persone.

Bojana
L’esterno della chiesa di Bojana

Gli affreschi della prima sala della chiesa risalgono addirittura al 1259 (contemporanei a quelli di Giotto in Italia) e rappresentano, fra i vari soggetti, lo zar Assen e sua moglie Irina e numerose scene della vita di San Nicola. Conservati perfettamente, o quasi, tutti gli affreschi meriterebbero un approfondimento, ma posso soltanto consigliarvi di soffermarvi sulle capacità pittoriche degli artisti, il più importante dei quali è comunque anonimo, conoscoiuto come “maestro di Bojana”. Oltre alla chiesa è piacevole passeggiare nelle strade tutt’intorno, godendosi il verde e, se l’aria è tersa, una bella vista di Sofia dall’alto.

Tornati in centro potreste fare una bella passeggiata lungo il Vitosha bulevard, un lungo (e largo) corso pedonale dove l’anima occidentale della capitale bulgara affiora decisamente: negozi di catene internazionali, boutique, bar e ristoranti alla moda si susseguono senza soluzione di continuità. Il monte Vitosha, ben visibile all’orizzonte, guarda dall’alto i sofioti e i turisti che passeggiano in questa strada che, all’inizio, si fa notare anche per l’imponente mole del palazzo del Tribunale, protetto da due leoni all’ingresso.

Arrivando in fondo al lungo bulevard, non potrete non notare un immenso parco pubblico, davvero bello e ben tenuto. I parchi di Sofia sono tutti in condizioni ottime, quello in fondo al Vitosha bulevard ha come punto di forza le tantissime panchine e un piccolo angolo “naturale” con tanto di cascatelle, davvero scenografiche. Sul lato opposto del parco, anche in questo caso ben visibile, il palazzo Nazionale della Cultura (NDK), inaugurato negli anni Ottanta, presenta la ben riconoscibile silhouette dell’architettura stalinista. Di sera, illuminato, ha il suo fascino…

Palazzo Nazionale della Cultura Sofia
Palazzo Nazionale della Cultura

Alle spalle del parco e tornando verso Vitosha bulevard consiglio di fare quattro passi anche nel bulevard a destra (rispetto a parco), ossia l’Evtimy bulevard, caratterizzato da tanti tipici negozietti ad “altezza bacino” (i kleck), che costringono gli avventori a piegarsi per prendere la merce. Generalmente vendono cibo, e se ne vedono davvero pochi per il resto della città, anzi potrei dire per il resto dell’Europa dell’est.

Nella scorsa puntata delle impressioni di viaggio su Sofia vi avevo detto che avrei parlato un po’ di “vita notturna”, ma prima (in fondo il dopo-cena segue sempre la cena, no?) non posso non consigliarvi un altro splendido posto dove cenare. Dalla Cattedrale di Alexander Nevskij girate a sinistra e poi proseguite subito a destra sul Dondukov bulevard. Dopo una decina di minuti vedrete un parco sulla vostra destra, addentratevi percorrendo il vialetto (è un po’ buio la sera, ma non abbiate paura) e troverete sulla vostra sinistra il Raketa Raia, un pub/bar che vi farà tornare indietro nel tempo, col suo originale arredamento fatto di libri e manifesti dell’URSS, vecchie radio, orologi e altri oggetti provenienti dall’epoca sovietica e un menu davvero interessante (consigliatissimo il formaggio alla menta!).

Tornando in centro avrete l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda i locali notturni: la città abbonda di club e discoteche più o meno “fighette” e pop/, soprattutto nelle strade e traverse che collegano il Vitosha bulevard allo Tsar Osvoboditel bulevard. Quello che ho notato in questo frangente (e, ripeto, solo in questo frangente) è un po’ di sporcizia e poca cura degli spazi pubblici dovuta a persone che avevano alzato il gomito, incuranti di sporcare una città invece molto bella e pulita. Questa, però, temo sia una costante abbastanza generalizzata nel resto d’Europa.

Non amando i posti fighetti siamo scesi un po’ al Rock’n’Rolla, nella ulitsa Ignatiev, un locale carino in cui suonano principalmente musica rock. Dato il nome, era facile intuirlo, quindi se vi piace il genere andate sul sicuro, ma badate che in questi posti i prezzi sono notevolmente più alti che nel resto della città!

Bene, la nostra visita di Sofia è terminata e tre giorni per la sola città possono essere sufficienti, a patto di camminare molto e di non fermarsi in tutti i musei. A proposito, la città ne è piena e due che posso consigliarvi sono quello dell’arte Socialista e la galleria d’arte nazionale.

Il primo è in una zona non centralissima, ma si raggiunge facilmente con la metro (linea rossa, fermata Dimitrov), e camminando per circa 400 metri: lo troverete a in una stradina sulla destra, dopo aver oltrepassato un grande centro commerciale. Sul museo di arte socialista posso raccontarvi quello che c’era all’esterno perché l’interno (ahimè) era in fase di allestimento. Nel grande parco al di fuori, quindi, fa il suo effetto una grande mostra all’aperto di statue di personaggi collegati alla storia socialista sovietica, sia russa che bulgara: ho perso il conto dei busti e delle statue di Stalin e Lenin, ma posso assicurarvi che erano davvero tantissime!

La galleria d’arte nazionale, invece, è in pieno centro, alle spalle dell’abside della Cattedrale di Alexander Nevskij. In un grande ed elegante palazzo di quattro piani, si possono ammirare quadri e sculture di artisti bulgari, alcuni di pregevolissima fattura, insieme ad opere di artisti francesi, tedeschi, olandesi, belgi, italiani e non solo. Molto bella anche la parte etnografica, dedicata all’arte da altri continenti, con bellissime stampe giapponesi e statue votive indiane e centrafricane. Ogni opera meriterebbe un’analisi più approfondita ma, anche in questo caso, il tempo è stato tiranno.

Un’occasione in più, comunque, per tornare a visitare la capitale bulgara e per non credere a tutti coloro i quali vi diranno che Sofia è brutta!

Ps: per quanto riguarda l’alloggio, posso consigliare il Sofia Style Apartments, un appartamento a 10 minuti a piedi dal centro, pulito e ben arredato, con il proprietario che si è dimostrato davvero gentile e disponibile!

Pps: le tre puntate delle impressioni di viaggio sulla capitale bulgara sono state scritte con il prezioso aiuto della guida di Simonetta Di Zanutto, edita dalla Odos: acquisto azzeccatissimo, e consigliatissimo!

Impressioni di viaggio – Sofia/2

Oltrepassata la maestosa Cattedrale di Alexander Nevskij, potrete avvicinarvi al cuore vero e proprio di Sofia in cui si fondono antico e recente, in cui diverse confessioni religiose si alternano pacificamente e l’architettura sovietica dei palazzoni del potere si mescola a quella ortodossa delle tante chiese.

Dalla Cattedrale, quindi, proseguite diritto per la ulitsa Moskovska, o girate a sinistra e poi subito a destra imboccando il largo ed elegante bulevard Tsar Osvoboditel. In poche centinaia di metri arriverete in una delle piazze più eterogenee (forse) d’Europa: plostad Nezavisimost. Chiusa da un lato dalla mole della sede centrale dell’ex partito Comunista Bulgaro e circondata per tre quarti da altri alti palazzoni, questa piazza si apre poi sulle rovine romane di Serdika, antica città di epoca romana che sorgeva dove oggi sorge Sofia: scendete e godetevi i resti, in buone condizioni, di alcune case, della pavimentazione del cardo e del decumano e poi guardatevi intorno. Mi sono reso conto in quel momento di essere circondato da tante “cose” belle, tutte vicine, e c’è davvero solo l’imbarazzo della scelta su quale visitare per prima.

All’interno dei resti dell’antica Serdika, inferiore rispetto al piano stradale, c’è ad esempio la deliziosa chiesetta ortodossa dedicata a Santa Petka: senza finestre, senza decorazioni esterne e senza campanile, è affascinante proprio perché semplice, fatta di mattoni, pietre e nient’altro. Entrate dalle scalette sulla sinistra e pagate 2 leva alla taciturna signora che vi accompagnerà per salire le scale e accendervi l’illuminazione, che vi consentirà di ammirare alcune icone, i resti di alcuni affreschi e un reliquiario di Vasil Levski…la signora che vi accompagna sulle scale vi osserverà e attenderà fin quando non deciderete di scendere, ma non abbiate fretta: godetevi ogni angolo di questa particolarissima chiesa!

Chiesa di Santa Petka

Di fronte a questa chiesa svetta una colonna con uno dei simboli più visibili della Sofia contemporanea, ossia la statua che rappresenta la città, dal volto e dalle mani dorate e con un lungo vestito scuro: impossibile non vederla! Alle spalle della statua si può notare la chiesa cattolica intitolata a San Giuseppe (molto recente, niente di particolare a dire il vero) mentre girando a sinistra potrete ammirare una delle chiese più amate dai sofioti, la chiesa di Sveta Nedelja, protetta da una coltre verdeggiante di frondosi alberi. Come altre chiese, anche Sveta Nedelja ha una storia piuttosto lunga e travagliata: quella che si vede oggi è la “versione” del 1863, ristrutturata poi negli anni Trenta, ma il nucleo originario fu costruito nel X secolo. In una pianta a croce greca si erge un’alta cupola e l’interno della chiesa è un susseguirsi di candele, incensi e icone, raccolte soprattutto nella bellissima iconostasi dell’altare. Noi siamo stati fortunati, capitando nel corso della celebrazione di una funzione ortodossa cantata, davvero affascinante.

Chiesa di Sveta Nedelja
Chiesa di Sveta Nedelja

Dopo esservi goduti lo spettacolo di Sveta Nedelja potreste tornare indietro sui vostri passi e oltrepassare i resti di Serdika. Avrete già notato, quindi, le bellissime forme della Moschea di Banya Bashi (letteralmente dei “molti bagni”, in quanto sorge nei pressi di quelle che una volta erano le terme della capitale bulgara). La moschea, eretta nel XVI secolo ha mura in pietra e un bel minareto, che svetta leggero a oltre 20 metri d’altezza. La vera attrattiva è però l’interno (toglietevi le scarpe prima di entrare!): ammetto che, prima di Sofia, non avevo mai avuto la possibilità di entrare in una moschea, e farlo all’età di 30 anni mi ha regalato una bella emozione. L’interno, dicevamo: un clamoroso insieme di colori dovuti alle piastrelle in ceramica decorata in blu e rosso con citazioni dal Corano. La cupola mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta e il mio consiglio, in questo caso, è di indugiare nell’atmosfera raccolta della moschea.

Cupola della Moschea di Banya Bashi
Cupola della Moschea di Banya Bashi

Una volta usciti, di fronte alla moschea vedrete il mercato coperto Hali, che personalmente mi ricorda come struttura quella di Covent Garden a Londra. Due passi all’interno del mercato vi consentiranno di capire quali sono i prodotti tipici della Bulgaria (formaggi di ogni fattezza, carni, artigianato in cuoio e pelle). Non fermatevi al mercato, però: oltrepassandolo, a pochi passi – letteralmente! –  dalla Moschea potrete ammirare la Sinagoga di Sofia, la più grande dei Balcani. Costruita a inizio Novecento (e ricostruita dopo essere stata bombardata durante la seconda guerra mondiale) la Sinagoga è aperta dalle 9 alle 17 e presenta un bell’interno, caratterizzato da uno stupendo lampadario e da numerosi mosaici.

Sinagoga di Sofia
Interno della Sinagoga

Tornando verso la Moschea, alle sue spalle si può ammirare quello che era il palazzo delle terme e oggi è il museo Storico della città di Sofia. All’esterno dell’edificio, comunqe, l’acqua sgorga ancora dalle fontanelle e potrete assaggiarla, anche se è abbastanza tiepida e non ha proprio un buon sapore (come tutte le acque termali, del resto!).

Ultima chicca di questo caleidoscopio di chiese è sicuramente la Rotonda di San Giorgio: nascosta in un cortile interno sul lato sinistro di plostad Nezavisimost, questa chiesa è considerato l’edificio più antico della città. Costruita nel IV secolo, e ricostruita diverse volte, questa chiesa ha una caratteristica forma cilindrica (rotonda, appunto) con una serie di affreschi di buona fattura.

Rotonda di San Giorgio
Rotonda di San Giorgio

La Rotonda è una tappa da non perdere di Sofia, ma se vi piacciono gli affreschi e le chiese immerse nella natura non potete non andare alla chiesetta di Bojana, nella prima periferia della città. Di Bojana, del bulevard Vitosha e di tanto altro (compresa la vita notturna della capitale bulgara) parlerò nella prossima puntata!

Impressioni di viaggio – Sofia/1

Bella, pulita, a tratti nostalgica e al tempo stesso proiettata nel futuro, lontana dagli itinerari del turismo di massa e per questo ancora più appetibile per chi vuole viaggiare come me, Sofia è una città che merita assolutamente una visita.

Motivo in più per andarci è il cambio estremamente favorevole e il costo della vita molto basso. Ricordate che la moneta è il lev (leva al plurale) e che 1 lev equivale a 50 centesimi!

Passiamo alle mie impressioni: il centro della città, che è abbastanza estesa, si visita tranquillamente a piedi. Arrivateci dall’aeroporto o con l’autobus o con unTaxi (sono molto economici, ma attenzione! Scegliete compagnie come Ok Taxi o Yellow Taxi, le riconoscete dagli adesivi, e controllate che il tassista faccia effettivamente partire il tassametro).

Il centro, quindi: a chiese monumentali e opulente si alternano tanti, tantissimi giardini puliti e molto ben curati, intervallati a loro volta da negozi di catene internazionali e piccole botteghe dal sapore vagamente retrò, con le insegne impolverate in cirillico, una scrittura che mi affascina proprio perché sconosciuta (le scritte in centro sono bilingui, ma non proprio tutte!).

Come punto di riferimento prendete la famosa Cattedrale intitolata ad Alexander Nevskij: impossibile non notare le sue cupole dorate, la sua stazza imponente (è alta 45 metri e lunga quasi 80) mentre, appoggiata dolcemente in una piazza aperta che ne esalta ancora di più la sua grandezza, si staglia verso il cielo. Ammirate i suoi interni ricchi di incensi, ori e icone bizantine e notate tutti i particolari al suo esterno. Se avete tempo, potete visitare anche il museo della cripta (prendete la scaletta a sinistra dell’ingresso principale), dove sono esposte oltre 300 icone di ogni epoca: una piccola chicca per gli appassionati del genere!

Cattedrale di Alxsander Nevskij

Dopo esservi immersi nel simbolo di Sofia, la cattedrale appunto, potrete gironzolare seguendo la ulitsa Oborishte, una bella via dove, di fronte a uno splendido mercatino delle pulci, potete ammirare la chiesa di Santa Sofia (santa dalla quale si dice abbia preso il nome la capitale bulgara), un edificio con una storia travagliata e che fa capire quanto antica sia la storia di Sofia, la terza capitale più antica d’Europa dopo Atene e Roma.

Ancora più bella di Santa Sofia è la chiesa russa di San Nicola (la trovate proseguendo su ulista Oborishte, è sulla sua parallela a sinistra): piccola ma di grande impatto scenico, si affaccia tranquilla, immersa in un giardino, su un viale molto trafficato con le sue cupole a forma di “cipolla” e con un bel frontone sul quale c’è un’icona di…indovinate chi? Proprio lui, Alexander Nevskij: se il suo nome non vi è nuovo non vi sbagliate, c’è anche una splendida chiesa intitolata a lui anche a Tallinn. Molto più intima della cattedrale, la chiesa di San Nicola vi farà vivere al suo interno la vera atmosfera delle chiese russe: l’odore di incenso fortissimo insieme alla luce fioca delle candele che illuminano le icone dorate dell’iconostasi valgono il prezzo del volo!

Chiesa Russa di San Nicola

Con questo trittico di chiese avrete visto soltanto una piccola parte del ricco patrimonio che Sofia può offrirvi: proseguite dritto su bulevard Tsar Osvoboditel per raggiungere una delle più incredibili concentrazioni di chiese che abbiate mai visto! Prima di arrivarci, però, fermatevi un attimo nel giardino cittadino: tante panchine e aiuole fiorite vi accompagneranno in una passeggiata in un parco molto amato dai sofioti. In fondo al parco, di fronte alla grande fontana, non potrete non vedere il teatro nazionale bulgaro, intitolato ad Ivan Vazov, patriarca della letteratura bulgara. Il teatro, costruito negli anni Venti, è magnifico e ha una facciata monumentale, alta 40 metri, con un timpano di metallo su cui fa bella mostra di sé la statua della dea Nike.

Teatro nazionale Ivan Vazov

Ecco, vi basterà arrivare fin qui per capire che Sofia non è brutta, come si legge in alcuni scritti di persone che evidentemente pensano che tutte le città debbano essere identiche a Parigi, Roma o Londra, ma è semplicemente diversa e poco conosciuta. E quello che ho appena descritto, in sintesi, è solo l’inizio della scoperta di una città sorprendente, da tutti i punti di vista.

Nelle prossime puntate scopriremo le sue chiese, la sua architettura post-comunista e, naturalmente, alcuni posti dove mangiare! Anzi, uno ve lo suggerisco subito: girate subito a sinistra dopo il teatro e proseguite dritti. La seconda traversa che incontrerete è ulitsa 6-ti Sempemvri, una delle strade più pittoresche di Sofia. Percorretela tutta e al numero 41 troverete Divaka, una classica osteria bulgara dove potrete gustare tutte le specialità della cucina locale in un’atmosfera molto intima e rilassata: non perdetevi il pane abbrustolito all’aglio con salse varie e tutti i tipi di arrosti.

Il nostro viaggio a Sofia è appena iniziato, abbiamo la pancia piena e vogliamo digerire: quale occasione migliore per spostarci in un luogo dove convivono, pacificamente, religione ortodossa, islamica ed ebraica?

Impressioni di viaggio – Berlino/3

Berlino ha numerosi posti in cui ci si può rendere conto che è una città in vertiginosa crescita ed espansione. Uno dei più iconici è sicuramente Postdamer Platz: un posto dove fino a metà degli anni Ottanta c’era un campo incolto attraversato dal muro, ora è un concentrato di grattacieli, uffici di rappresentanza e centri culturali. Perdetevi all’interno del Sony Center, la cui piazzetta interna è coperta da un tetto con cristalli dai colori cangianti, e lasciatevi avvolgere dalla vitalità contemporanea che si respira in questa zona della capitale tedesca.

Postdamer Platz
Postdamer Platz

Di tutt’altro tenore, invece, la cosiddetta isola dei Musei (Museuminsel), che inizia alle spalle del Duomo e prosegue costeggiando la Sprea fino al quartiere ebraico. Una piccola oasi di tranquillità dove potrete scegliere i musei che più vi incuriosiscono (o, se siete fortunati, potreste vederli tutti) camminando lungo il fiume, circondati da palazzi ottocenteschi in stile neoclassico: a mio modesto parere, uno degli scorci più belli di Berlino.

Parlando di musei, c’è davvero l’imbarazzo della scelta, sia per gli appassionati di storia che per quelli di arte. Noi abbiamo scelto il Pergamonmuseum: pur mancando il suo pezzo forte (l’altare di Pergamo, che è in fase di restauro e dovrebbe essere pronto per il 2019) questo museo merita assolutamente una visita perché ripercorre il mondo antico in modo molto particolare. I reperti, infatti, sono ricostruiti in loco seguendo la disposizione originale: è così possibile ammirare l’impontente porta del mercato di Mileto o il soffitto dell’Alhambra esattemente come la vedevano 3000 anni fa. Ottime le audioguide in italiano, consiglio di fare la coda con un congruo anticipo perché fanno entrare nella biglietteria a gruppi, anche se il museo si visita tranquillamente in 3 ore.

Pergamonmuseum
Pergamonmuseum

Accanto al Pergamonmuseum è posto il Neuesmuseum, altro museo a tema storico con la chicca del busto di Nefertiti. Per gli appassionati di arte è d’obbligo una visita alla Alte Nationalgalerie, con una vasta collezione di tele dell’Ottocento europeo, mentre per chi ama la scultura la tappa da non perdere è al Bodemuseum (in un palazzo molto bello anche esteriormente), con una ricca collezione europea, dal Medioevo al XVIII secolo. Musei a parte, tutta la zona è molto bella e quasi pittoresca. Perdetevi nel quartiere ebraico, partendo da OranierburgerStrasse e camminando nelle strade alle sue spalle: potrete apprezzare la Berlino più autentica e scoprire negozietti e altri posti deliziosi, come un bar dedicato ai Ramones, con annesso piccolo museo.

OranierburgerStrasse
OranierburgerStrasse

Quindi, in definitiva, per visitare una città grande e multietnica come la capitale tedesca il “trucco” è sempre quello di perdersi un po’, dimenticandosi degli itinerari consigliati e cercando di vivere l’atmosfera cittadina come la vivrebbe un berlinese.

E, a proposito di berlinesi, l’ultima serata a Berlino ci siamo regalati una bella cena tipica nel classico posto conosciuto da tutti nel quartiere di Charlottenburg, zona ovest della città. Sto parlando di Dicke Wirtin, una classica osteria tedesca dove potrete gustare, in un’atmosfera calda e informale, alcuni dei piatti tipici della cucina berlinese e tedesca in generale. Consigliatissima la Schintzel, la maxi-cotoletta (davvero maxi, se non avete molta fame non ordinatela) con contorno di patate, vera istituzione del locale insieme ai 30 amari fatti in casa.

Dopo cena una breve passeggiata a Charlottenburg, quartiere residenziale dove si respira un’aria prettamente borghese, ci ha fatto capire che per visitare bene Berlino avremmo dovuto concederci almeno un giorno in più. Ecco, questo è l’ultimo consiglio che mi sento di darvi prima di visitare questa città tanto bella quanto originale e vivace: prendetevi del tempo per visitarla. Guardate tutte le attrazioni tipiche ma perdetevi un po’ anche nei suoi quartieri meno turistici e conosciuti. Anche Pankow, nella zona nord, dove avevamo il bed and breakfast (che consiglio, qui il link alla pagina Facebook), aveva degli elementi di interesse come le villette unifamiliari col tetto spiovente e il giardinetto, tipicamente nordiche.

A Berlino ci tornerò, perché una delle “impressioni di viaggio” che mi è rimasta dopo essere tornato è che non l’ho vista come e quanto avrei voluto…auf Wiedersehen, Berlin!

Impressioni di viaggio – Berlino/2

Impressioni di viaggio – Berlino/2

La prima puntata delle mie impressioni di viaggio si era conclusa con un breve accenno alla Unter der Linten, maestosa strada che collega il duomo alla Porta di Brandeburgo e al Reichstag. Ebbene, questa via rappresenta la grandezza della capitale tedesca nel XVII, XVIII e XIX secolo, quando era uno dei centri più importanti della Prussia.

Palazzi monumentali, una strada larga e ornata dai tigli (i “linten”, appunto) e la maestosa Porta di Brandeburgo che, anche a oltre un chilometro di distanza, svetta imponente e costituisce una delle principali “cartoline” in tempo reale non solo di Berlino, ma di tutta la Germania. Camminando per Unter der Linten noterete sicuramente l’università intitolata ad Alexander Von Humboldt (uno dei più importanti geografi della storia), l’opera di Berlino, che domina BebelPlatz, e la Kunsthalle. A metà circa di Unter der Linten è obbligatoria una svolta a sinistra per FriederichStrasse.

BebelPlatz
BebelPlatz

Questa strada è una vera e propria vetrina commerciale, con tutti i negozi delle più prestigiose firme (alcuni dei quali, lo ammetto, mai sentiti prima) e, durante il periodo natalizio, è addobbata in maniera sfarzosa. Continuando a camminare su questa strada, però, vi avvicinerete al confine con la vecchia Berlino Est e al tracciato del muro. Per essere precisi, è rimasta una traccia (in realtà ricostruita) di quello che doveva essere un checkpoint fra l’area a controllo sovietico e quella sotto il controllo americano, il Checkpoint Charlie. Accanto a questo c’è anche il museo dedicato alla storia del muro (non abbiamo fatto in tempo a visitarlo, però).

Ebbene, eccoci arrivati a un’altra di quelle cose che vanno a sostituire la città stessa quando la si nomina, perché il muro di Berlino è…IL Muro (con la M maiuscola). Sorvolando sulla serata di capodanno, andata non benissimo a causa del caos e dei controlli per arrivare alla festa sotto la porta di Brandeburgo, passo direttamente alla East Side Gallery, che è un grosso museo a cielo aperto, ma anche molto di più. Negli anni ’90, e poi anche nei primi anni 2000 per una seconda tornata, numerosi artisti locali e stranieri hanno deciso di esprimere la loro creatività, i loro stati d’animo riguardo la caduta del muro e la situazione politico-sociale dell’Europa creando una lunga serie di murales sul pezzo più lungo di muro che non è stato abbattuto: la East Side Gallery, appunto.

Scendete alla fermata della U-bahn di Warschauer Strasse, poche centinaia di metri  a piedi e potrete ammirare oltre un chilometro e mezzo di murales variopinti (purtroppo i più belli sono protetti da barriere metalliche, ed è un vero peccato che debbano essere “schermati”…), con soggetti colorati o monocromi, realistici o -più spesso- grotteschi o surreali. Quel che è certo è che vedendo queste opere d’arte contemporanea gratuite la sensazione è quella di vivere in prima persona la storia percependo, anche a distanza di oltre 20 anni, le forti vibrazioni di uno degli eventi che hanno segnato maggiormente un passaggio epocale, non solo di Berlino e della Germania, ma dell’Europa e del mondo intero.

East Side Gallery

Oltre al dissacrante bacio fra Breznhev e Honecker, forse il murales più conosciuto e fotografato, soffermatevi sui volti del puzzle umano del murales di Alavi, lasciatevi colpire dai colori portatori di pace, camminate avanti e indietro senza seguire la massa di turisti. È una bella esperienza, quella del muro, tant’è che noi l’abbiamo replicata anche di sera. E di sera, fidatevi, è tutta un’altra cosa: nessuna persona, poche macchine, le luci della città sullo sfondo (la East Side Gallery non è in centro, anche se è in una zona in cui si costruisce alla velocità della luce lungo l’argine della Sprea), un’atmosfera fredda, urbana, postmoderna, ideale per godersi ancora meglio, in solitudine, ciò che trasmette questo muro in un’epoca in cui le divisioni e i muri sono tornati prepotentemente di moda (ma…sono mai scomparsi?).

Quello che si nota subito visitando Berlino è che, fra le altre conseguenze, una delle più evidenti del crollo del Mauer è stata una crescita vertiginosa della città, in ampiezza ma anche in altezza. Un esempio? Potsdamer Platz, della quale parlerò nel prossimo articolo.

Impressioni di viaggio – Berlino/1

Anticonformista, viva, vibrante, aperta al cambiamento ma anche austera, elegante, raffinata. Berlino è una delle capitali più affascinanti (e “alla moda”) d’Europa perché riesce a mostrare a chi la visita i suoi due volti, che coesistono in maniera armoniosa e senza stonare.

Ci siamo stati per capodanno, e fra ritardi aerei (a questo proposito vi consiglierei di evitare Eurowings, se non strettamente necessario…) e altri piccoli imprevisti siamo rimasti solo due giorni e mezzo: il primo consiglio che posso darvi, quindi, è di fermarvi un po’ di più, per almeno quattro giorni.

Berlino è grande, ma ben collegata: grazie alla fitta rete formata da U-bahn (metropolitana), S-bahn (metropolitana di superficie, che vi permette anche di ammirare alcuni quartieri residenziali), tram e autobus qualsiasi punto della città è raggiungibile, anche di notte (ci sono autobus notturni a mezz’ora circa l’uno dall’altro). Piante della città, molto chiare, sono disponibili quasi ovunque e non avrete difficoltà ad orientarvi.

A causa dei ritardi aerei, per quanto riguarda il primo giorno abbiamo solo la seconda serata a disposizione, ma non ci perdiamo d’animo. Partiamo da AlexdanderPlatz, uno dei simboli della Berlino est: una piazza irregolare che niente ha a che vedere con le classiche piazze mittleeuropee. AlexanderPlatz, infatti, è caratterizzata da un’alternanza di grattacieli, negozi, locali e l’imponente torre della televisione (368 metri di altezza), ormai diventata per Berlino ciò che la Tour Eiffel è per Parigi: un segno distintivo della città e del suo skyline. Oltrepassando l’orologio con i fusi orari, ci dirigiamo verso Kreuzberg, uno dei quartieri più alternativi e multietnici della città.

AlexanderPlatz
AlexanderPlatz

Per raggiungere Kreuzberg potete prendere la U-bahn (metropolitana), scendendo a Kottbusser Tor, e da qui camminare senza meta fra le strade del quartiere, assicurandovi di non perdere AdalbertStasse, OranieStrasse e, dalla parte opposta, Kottbusser Damm, un viale che, fra un negozio turco e un altro, raggiunge la Sprea.

Fra AdalbertStrasse e OranieStrasse si può ben capire perché Kreuzberg sia considerato uno dei quartieri più anticonformisti della città: negozi di street-food, vetrine con scritte in turco, graffiti, gruppi di giovani chiassosi di qualsiasi etnia, musica, bar per tutti i gusti. Per quanto riguarda i bar al 187 di OranieStrasse il Roses è imperdibile: un posticino che chiamare kitsch è eufemistico – fra pareti di peluche rosa, oggettini appesi ovunque e immagini mariane che lampeggiano -, nel quale potrete fermarvi a prendere un cocktail. Per qualcosa di più sostanzioso, invece, vi consiglio Burgermeister, un’hamburgeria ricavata all’interno di una ex-toilette pubblica: non lasciatevi impressionare, i panini sono buonissimi e a buon mercato!

Dopo esservi immersi in questa Berlino alternativa, potreste voler vedere quella più”tradizionale”: il miglior posto per iniziare la vostra visita, partendo sempre da AlexanderPlatz, è il Duomo di Berlino, una chiesa che domina un’ampia piazza e che fa da avamposto al quartiere dei musei, di cui parlerò meglio nei prossimi articoli. Noi il Duomo l’abbiamo visto la seconda mattina del nostro viaggio.

È uno dei centri fra i più importanti del luteranesimo tedesco e, insieme all’esterno imponente, dominato dalla cupola verde, è caratterizzato da interni ampi e riccamente decorati, con un grandissimo organo a canne (ben 7269) e dorature ovunque. Salite ai piani superiori: prima visiterete un piccolo museo dedicato al duomo stesso poi, arrivando alla cupola, potrete ammirare Berlino dall’alto e da più angolazioni.

Duomo di Berlino
Duomo di Berlino

Dal duomo un lungo viale, Unter der Linten, arriva sino alla Porta di Brandeburgo e al Reichstag mentre, sempre dal duomo, si intravedono i musei che costituiscono una vera e propria isola sulla Sprea che conduce poi al quartiere ebraico di Scheunenviertel. Tutto questo, e altro ancora, sarà descritto nelle prossime puntate!

 

Impressioni di viaggio – Helsinki

Helsinki è una di quelle città che sognavo di visitare da quando ero un bambino.

Nella capitale finlandese si può arrivare in aereo o, più romanticamente, in traghetto da Tallinn. Trovandoci proprio lì, non abbiamo avuto dubbi sulla seconda opzione. Il viaggio (consiglio la compagnia Eckero Line, confortevole ed economica) dura circa due ore e mezza, già poco oltre la metà si può iniziare ad ammirare un vero e proprio arcipelago che costituisce la capitale della Finlandia.

Appena scesi dal traghetto capiamo di non essere più nelle Repubbliche Baltiche ma in Scandinavia: l’architettura dei palazzi cambia (è quasi “parigina”), le vie sono larghe, lunghe e perpendicolari, c’è tantissimo verde, il sole è piacevole ma non eccessivamente caldo.

Il centro di Helsinki non è molto esteso, ma c’è bisogno comunque di avere voglia di camminare per visitarlo, cosa che a noi non è mai mancata…se avete poco tempo come noi (un giorno e mezzo in tutto) consiglio assolutamente una passeggiata sulla Aleksanterinkatu, lunga e bella strada centrale fiancheggiata da negozi e palazzi eleganti (per gli appassionati, c’è anche l’Hard Rock!), che arriva poi alla piazza del Senato, dominata dalla candida Tuomiokirkko, la chiesa luterana di Helsinki: è uno dei simboli della città e la sua imponenza è resa ancora più marcata dalla ripida scalinata sulla quale è posta.Helsinki

L’interno è abbastanza spoglio, sicuramente meno scenografico dell’esterno, ma merita una visita, così come merita una visita, subito di fronte, il museo della città di Helsinki (gratuito): su quattro piani si ripercorre la storia di questa città bilingue che ha sempre oscillato fra la dominazione svedese, quella russa e l’indipendenza, assumendo col tempo tratti sempre più “mittleuropei”. Quando l’abbiamo visitata noi, la mostra della città aveva un’esposizione temporanea dedicata a racconti e cimeli di storie d’amore finite: molto particolare e originale, ma anche abbastanza triste…

Oltrepassando la Tuomiokirkko e dirigendovi a destra, verso il mare, non potrete non notare la bellissima struttura in mattoni rossi con cupole verdi della Uspenskin, la cattedrale ortodossa di Helsinki. A differenza della Tuomiokirkko, la Cattedrale Uspenskin è riccamente decorata all’interno, in puro stile ortodosso.Uspenskin Cathderal Helsinki

Trovandovi vicini al mare (il lungomare è davvero suggestivo di sera, quando è illuminato) prendetevi qualche ora, salite su un traghetto in zona mercato e raggiungete Suomenlinna, un’isola-fortezza a un quarto d’ora circa di navigazione dalla città. Su quest’isoletta, ancora abitata da qualche centinaio di coraggiosi finlandesi, sono presenti alcuni musei (fra i quali uno di storia della guerra finlandese, molto interessante) e un piccolo villaggio. Oltrepassandolo, vi troverete immersi nella natura più selvaggia: i soli segni della presenza umana saranno i sentieri e le mura fortificate con cannoni della fortezza risalente al XVII secolo, che si affaccia sul Baltico. Perdetevi fra i sentieri: ne vale decisamente la pena, soprattutto se non piove (cosa che a noi, ahimé, è capitata…).

Allontanandosi dal centro ci sono almeno altre due cose da vedere assolutamente a Helsinki: il Kiasmamuseeum e la Temppeliaukio Kirkko. Il primo è un palazzo estremamente moderno, inserito in un’area verde con artisti di strada, tanti giovani e skater, che ospita il museo di arte contemporanea finlandese. Per gli appassionati del genere è un museo abbastanza ricco e intrigante (il primo venerdì del mese l’ingresso è gratuito), con alcune opere fisse e mostre temporanee davvero originali. Consiglio soprattutto l’esperienza multisensoriale del terzo piano, dove si potevano annusare odori, veri o sintetici, di piante e animali “sintetizzati” al centro della stanza in unico grande vaso, denominato Torre di Babele. La mostra temporanea, invece, riguardava il concetto di natura e anche in questo caso il visitatore era parte in causa dell’opera potendo, ad esempio, stendersi al suo interno.

La Temppeliaukio Kirkko, invece, è una moderna chiesa quasi invisibile dall’esterno scavata, letteralmente, all’interno della roccia sul finire degli anni Sessanta. Esempio di architettura rupestre, la Temppeliaukio ha un tetto in rame e viene usata per concerti grazie alla sua ottima acustica. Vi colpirà per il suo interno molto originale: a noi è sembrato di essere in un canyon e non in una chiesa! Attenzione: gli orari di apertura e chiusura sono molto rigidi e “spezzettati” nel corso della giornata.Interno Temppeliaukion Kirkko Helsinki

Come visita di base, secondo il mio modesto parere, bastano le attrazioni che ho elencato: vi consentiranno di scoprire una città assolutamente non fredda, ma viva, soprattutto dal punto di vista culturale, e velatamente orgogliosa della propria indipendenza e del suo ruolo all’interno della macroarea scandinava (seppur bilingue: le indicazioni sono sia in finlandese che in svedese).

Occhio ai prezzi! Per chi, come noi, veniva da una settimana nei paesi baltici vedere una birra media a 6-7 euro è stata una sorpresa, ma i costi di Helsinki sono assolutamente in linea con quelli di Svezia, Norvegia e Danimarca, quindi preparatevi a spendere un po’ di più.

Per quanto riguarda la cucina locale, anche qui carne, pesce (in particolare il salmone) e patate la fanno da padrone, ma entrano in gioco anche frutti di bosco e altri ingredienti prettamente locali. Per un pranzo o una cena alla scoperta dei sapori finlandesi consiglio il ristorante Kaarna, a due passi dalla Aleksanterinkatu e con vista sulla bella stazione centrale. A un prezzo ragionevole per la città potrete gustare piatti tipici, molto ben preparati, in un ambiente caldo e tranquillo!

Per le ore serali, invece, il mio consiglio è di passeggiare tranquillamente fra le traverse della Aleksanterinkatu: troverete decine e decine di pub e locali di stile abbastanza diverso fra loro, dal modaiolo all’alternativo, alcuni di questi anche con musica dal vivo.

Se vi trovate a Tallinn, quindi, non esitate a camminare fino al porto e a prendere un traghetto per Helsinki: non vorrete tornare a casa col rimpianto di essere stati così vicini a una città così originale e non averla vista neanche per 24 ore?